Steve McQueen, Installazione al Padiglione della Gran Bretagna
Commissario: Andrea Rose. Curatore: Richard Riley. Sede: Padiglione ai Giardini
Terza parte: più di 1000 opere in 4 giorni, cosa chiedere di più?
Tra quel migliaio di lavori che ho visto durante il mio soggiorno a Venezia, alcune mi hanno colpito più di altre, naturalmente. Gioia, paura, disgusto, invidia, ho provato a mano a mano ognuno di questi sentimenti.
Nei Giardini, la mia sorpresa arriva in primo luogo dal padiglione nordico. Ricostruzione di una casa borghese, con libreria e piscina. Ma c’è qualcosa che non va: la tavola laccata nera della sala da pranzo è crepata, la scala è in parte distrutta e, ancora più sconvolgente, una domestica in metallo dorato, immobile, ci fissa. Mi sembra di scorgere un riferimento all’assurdità del quotidiano, alla sua stranezza e penso immediatamente alla celebre frase del Conte di Lautréamont « Bello come l’incontro casuale su un tavolo operatorio di una macchina da cucire e un ombrello".

Lygia Pape, Ttéia, Biennale di Venezia
Tuttavia, il vero choc estetico giunge dalla visione del video di Steve McQueen, artista che quest’anno rappresenta la Gran Bretagna. Il virtuosismo del cineasta di Hunger (1) non ha bisogno di essere comprovata, anche se il timore di rimanere delusi è sempre in agguato. Questo artista, per la profondità e la bellezza delle sue immagini, riesce a rendere sconvolgente anche l’accensione di una semplice lampadina. Quest’opera video, intitolata Giardini, è composta da immagini (che nel video vengono chiamati fotogrammi), che possiedono la qualità di vere e proprie fotografie. Cosa sta filmando l’artista? Nulla di particolarmente interessante, cosa che rende questa attività ancora più difficile. Catturare l’attenzione dello spettatore per più di trenta minuti filmando cani erranti e insetti è un ulteriore segno di bravura che dimostra quanto sia importante la maniera con cui un soggetto è trattato, piuttosto che la sua scelta. E’ questo che rende il lavoro di Steve McQueen così singolare e sconvolgente.

Jake and Dinos Chapman, Fucking Hell
Altro lavoro notevole per la minuzia nella rappresentazione dell’orrore, quello dei fratelli Chapman alla Punta della Dogana, il nuovo spazio espositivo della collezione di François Pinault. Diversi schizzi sotto vetro rappresentano scene di massacri apocalittici perpetrati dai nazisti. Ispirandosi più alla fantasia che alla realtà, queste opere descrivono con una precisione estrema i peggiori supplizi. Corpi scorticati, avvoltoi che si contendono cadaveri e crocifissioni si succedono su sfondi campagnoli, industriali o di montagna. L’orrore ci inebria tanto quanto ci repelle, credo che gli artisti vogliano proprio mostrare questa ambivalenza con questa serie intitolata Fucking Hell.
E per concludere, il lavoro di Lygia Pape esposto nella prima sala delle Corderie dell’Arsenale. Immersi in un’oscurità totale, centinaia di fili d’oro si incrociano. Solo alcune fasci di luce usati con parsimonia ci permettono di distinguerli creando un’atmosfera irreale di grande effetto.
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1 Uscito in Francia il 26 novembre 2008, ha ottenuto la prestigiosa Caméra d'or in occasione dell’ultimo Festival de Cannes (Premio Palme d'or bis – ricompensa il migliore lungometraggio di fiction di qualsiasi settore)
2 Il « cabinet de curiosité » era un luogo (dal XVI° al XIX° secolo) dove si accumulavano ed esponevano oggetti di ogni specie o esotici, come fossili, animali impagliati, medaglie, opere d’arte…